Sentirsi dire “Non piangere!”, seppur detto con intento consolatorio, può lasciare i bambini confusi ed anche umiliati. E’ come quando ci sentiamo arrabbiati, tristi e qualcuno ci dice “Non arrabbiarti, non essere triste, non pensarci!”: l’emozione c’è già, come faccio a eliminarla?
Anziché reprimere le emozioni (per non mettere a disagio gli altri!) possiamo accompagnarle al loro fisiologico affievolirsi, esattamente come un’onda che comincia, ha un picco e poi una discesa. Questo è il principio dell’etero-regolazione emotiva, modalità attraverso la quale tutti i bambini (per come sono fatte le loro zone pre-frontali della neo-corteccia cerebrale) imparano a modulare le loro emozioni e le rispettive espressioni. Dunque se mi sento arrabbiato passo – durante la crescita – dal buttarmi a terra, allo sbattere i piedi, poi urlare (a volte anche tutti insieme!) e poi a dire “Sono arrabbiato!” e anche “ho bisogno di…”. Ci vuole tempo e tanto allenamento proprio perché il loro cervello ha fisiologicamente bisogno di esperienze quotidiane e ripetute per costruire, passo dopo passo, queste capacità e competenze.
E’ come se dovessimo percorrere la stessa strada in un prato erboso così tante volte da riuscire a tracciare un sentiero: il cervello funziona esattamente così. Ed è così che li accompagniamo a creare quella stradina, tanto utile, per imparare l’auto-regolazione emotiva: in altre parole significa riuscire a calmarsi, a riflettere, a usare le proprie emozioni in autonomia e poi a comunicarle a chi si ha accanto.
Dunque mostriamo loro che:
le emozioni non fanno paura! Le possiamo osservare
le emozioni ci dicono qualcosa di noi
le emozioni possono essere usate per capire di cosa abbiamo bisogno
“Non piangere!” significa squalificare l’utilità di quell’emozione (paura, tristezza, rabbia) e vanificare l’importante messaggio di fondo (ho bisogno del tuo aiuto).
Diciamolo allora con le nostre parole e il nostro corpo, abbassiamoci alla loro altezza, diamo spazio a quel momento, offriamo un abbraccio… questo di solito ci aiuta a sentirci più vicini, a capirci prima, a ristabilire la sintonia.
“Quando un bambino non si sente capito, piccole cose possono diventare grandi problemi” recita Dan Siegel ed è dando importanza ad ogni piccola lacrima che possiamo capirli e aiutarli a capirsi.
