Si lavora allora su due linee: si previene e si ascolta.
Se non si riesce a prevenire (l’obiettivo non è “eliminare i capricci” ma rendere le richieste autentiche: se hai bisogno di me, chiedi di me; se hai bisogno di aiuto, chiedi aiuto; se hai bisogno di tempo noi due da soli, chiedi tempo), si può soltanto contenere: aiutare, stare accanto, capire che effettivamente è difficile accettare un no in quei momenti. Tornate a immaginare voi stessi che comprate i cioccolatini così, senza pensarci due volte, e di dovervi giustificare e spiegare con il vostro partner: siete adulti e sapreste contenere l’espressione della vostra frustrazione, ma ciò non significa che non la sentireste o che non verrebbe fuori.
L’esempio è ovviamente semplificato e di adulti parleremo ancora vista l’immensa complessità, così come parleremo di gestione dei capricci, emozioni, rabbia, relazione. Cercate però di focalizzarvi sull’esperienza del bambino che chiede, pretende, esige un oggetto: su quell’oggetto viene trasferito tutto il bisogno, tutta la necessità, tutta la speranza di riuscire a spazzare via quelle sensazioni spiacevoli. La soluzione non è mai spazzarle via ma sempre ascoltarle, perché sono indicazioni preziose che il nostro corpo e la nostra mente ci danno. Rappresentano il cruscotto della macchina che ci segna livelli di olio, benzina, acqua, giri del motore, velocità: perché mai dovremmo guidare una macchina senza guardare cosa ci indica? Oltre che inutile risulterebbe anche pericoloso.
Se il vostro bambino esplode, dategli il tempo di calmarsi (vedremo come), stategli accanto, scegliete voi se acquistare o meno ciò che richiede: ma poi osservatelo, ascoltatelo, offritegli la vostra vicinanza. Quanto ci piacerebbe sentirci dire “sono qui per te, quando hai finito di mangiare i tuoi cioccolatini”? Quanto sarebbe bello per i nostri bambini sapere che ci siamo e che siamo interessati a capirli oltre che a trasmettere regole e fissare limiti? Davvero una macchinina diventa l’occasione per spiegare valori, regole e paletti? Possiamo trovare sicuramente momenti migliori per trasmettere anche questi aspetti importanti: come dice Dan Siegel “limiti e regole possono essere trasmessi a partire da un atteggiamento amorevole, una cosa non esclude l’altra”.
Lasciamo da parte la macchinina (quando il cervello è così reattivo, non può fisicamente e chimicamente apprendere, ascoltare, ragionare), facciamo passare la tempesta e dedichiamoci con cura ai bisogni reali: presenza, relazione, vicinanza, rispecchiamento. Un bambino che si sente capito è un bambino che si sente bene, capace di far fronte a tante difficoltà, vero, autentico e felice.
